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FERNANDO VENERANDA - Un burbero che sapeva di calcio !
11-01-2011 - INTERVISTE STORICHE
Mister Veneranda con lŽimmancabile sigaretta
A marzo saranno quattro anni che ci ha lasciati. Aveva quasi 66 anni, li avrebbe compiuti a maggio, ma un tumore allo stomaco lo ha sottratto troppo presto al mondo terreno.
Da anni fuori dal giro per scelta personale di cui non si era mai pentito, Fernando Veneranda, marchigiano di Porto San Giorgio ed una vita spesa da calciatore in tutte le categorie per la penisola e quindi specialmente al meridione come allenatore con l´inizio a Matera nel 1972 al fianco di un giovanissimo Vito Chimenti e la chiusura esattamente vent´anni dopo a Messina in B con alle sue dipendenze un certo Raimondo Marino, anch´egli ex rossoblù.
Uomo dalla scorza dura ed autoritaria, denominato il Gringo per la sua rigidità caratteriale, Veneranda aveva però le qualità di un tecnico di livello che aveva ben figurato in B a Palermo con una coppa Italia sfiorata contro la Juventus di Trapattoni nel 1979 persa allo scadere dei supplementari e quindi varie parentesi a Foggia nel 1982 con una permanenza in cadetteria acciuffata per i capelli e l´esordio in A ad Avellino l´anno dopo con un ottimo nono posto.
A Taranto giunse nel novembre del 1986 al posto di Mimmo Renna e dopo un inizio stentato iniziò la risalita che fruttò l´obiettivo di conservare la categoria nella gara di spareggio contro il Campobasso a Napoli.
Tornerà in riva allo Jonio nell´estate del 1988 ma la seconda parentesi sarà amara, coincisa con un primo esonero dopo la sconfitta di Cosenza nel gennaio 1989 e lo stop imposto dai tifosi che andarono addirittura a prelevarlo a casa prima che il siluramento arrivasse definitivamente due settimane dopo con la sconfitta di Barletta per dare spazio al compianto Roberto Clagluna.
Nel 1992, dopo la retrocessione alla guida del Messina decise per l´addio al mondo del calcio e si ritirò nella sua residenza marchigiana staccando i contatti anche con la stampa.
"Veneranda è stato quasi un padre per me, rimarca Vito Chimenti, visto che mi portò a Matera dall´Edilsport Altamura e poi mi volle a Palermo. Coi rosanero feci due anni stupendi proprio grazie a lui, qualcuno ne parla male a livello di rapporti umani, ma posso garantire che era un ottimo tecnico. Caratterialmente parlava poco, stava molto sulle sue, ma le sue squadre esprimevano sempre ottimo calcio e meritava molto di più, secondo me doveva stare in pianta stabile in serie A".
"Non voglio parlare male di lui, dice Raimondo Marino-oggi coordinatore tecnico del settore giovanile del Lecce, anche se non era certo facile andarci d´accordo. Lo ebbi alcuni mesi a Messina, ma non fu certo lui la causa della retrocessione, visto che c´erano problemi societari molto seri e lo spogliatoio era spaccato, anzi, lui era un duro e metteva tutti in riga. Ho imparato molto da Veneranda a livello di rigidità e penso che i suoi insegnamenti siano da prendere da esempio da tanta gente".
Molti ex rossoblù, pur non avendo rapporti facili con lui a livello caratteriale, ne tessono ugualmente le lodi "Non era facile dialogarci, spiega Daniele Goletti oggi collaboratore tecnico del Grosseto, visto che era un tipo molto intrattabile, però sapeva gestire alla grande i momenti difficili e risalire in classifica dall´ultimo posto agli spareggi fu merito esclusivamente suo. Lo conoscevo bene perché lo avevo anche avuto a Cagliari, quindi sapevo che nel gruppo qualcuno avrebbe avuto rapporti non semplici con lui, però aveva grosse qualità e non a caso i risultati arrivarono puntuali. Era un duro, urlava di brutto con tutti negli spogliatoi e litigava anche con gli autisti dei pullman perché voleva fumare sempre, però tatticamente aveva competenze come pochi".
Totò Lopez lo ebbe due anni a Palermo e rimarca certi suoi atteggiamenti: "Aveva un grosso difetto, spiega, quando vinceva si autoproclamava meritevole di tutto senza complimentarsi coi calciatori, quando perdeva addossava a noi interamente le colpe. Arrivò un momento che oltre mezza squadra gli si ammutinò perché non tollerava più i suoi metodi autoritari, sotto certi aspetti era simile a Vinicio che ebbi alla Lazio. Però tatticamente era un perfezionista e non a caso ovunque andava guadagnava sempre i consensi del pubblico e dei dirigenti. Non ebbi rapporti facili con lui, lo ammetto sinceramente, ma era tuttavia un allenatore molto preparato ed ha ottenuto risultati importanti, questo gli va ampiamente riconosciuto".
VIDEO 1 - Mister Veneranda con i suoi ragazzi alla Domenica Sportiva (1988).
VIDEO 2 - Il mister intervistato da un cronista pisano dopo un´immeritata sconfitta in terra toscana.
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Video Casertana-Taranto
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