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ROMANO CAZZANIGA: "Taranto è casa mia" !

30-11-2010 13:33 - INTERVISTE STORICHE
Romano Cazzaniga
Una sola stagione in rossoblù, annata 1974-75 sotto l´egida del compianto Guido Mazzetti, ma piena di significati non solo professionali visto che ogni estate trascorre le ferie a San Pietro in Bevagna dove comprò casa.

Sessantotto anni a febbraio prossimo, brianzolo di Roncello e storico vice di Gigi Radice con lo scudetto vinto in granata nel 1976 come secondo del Giaguaro Luciano Castellini, Romano Cazzaniga si sente ancora un tarantino dentro.

Cazzaniga, una sola stagione a Taranto ma una parentesi non solo professionale.
Taranto è parte della mia vita, ho una casa al mare sulla Litoranea e vengo tutte le estati con mia moglie ed i miei figli e nipoti. Fui ingaggiato dalla Reggina, avevo superato i trent´anni e mi volle il compianto Mazzetti, fu una stagione tribolata, ci salvammo a fatica ma mi innamorai tanto del vostro mare al punto che decisi di fare questo investimento immobiliare. Poi andai al Torino con cui vincemmo l´ultimo scudetto granata fortemente voluto dal mio fraterno amico Radice che rimane sia un maestro che una persona eccezionale in tutti i sensi. Oggi Gigi purtroppo non sta bene di salute, si è ritirato a vita privata a Monza ed anche dal calcio, ma con lui ho imparato tante cose professionali ed umane uniche.

Storico vice di Radice ovunque.
Gigi introdusse il doppio allenamento, il pressing, il gioco sulle fasce, cambiò i dettami tattici cominciando anche a giocare con la marcatura a zona, sebbene più di qualcuno dice che fu Liedholm ad introdurla. Nel 1979 rischiò di morire nel famoso incidente sulla Genova-Ventimiglia in cui perse la vita Paolo Barison, altro caro amico, per fortuna si salvò, poi abbiamo lavorato insieme anche a Bologna, Milano in entrambe le sponde, nuovamente Torino sponda granata, Roma, Firenze, Cagliari e Monza. Quando smisi di giocare lui mi chiese di fargli da secondo ed accettai subito volentieri, avrei voluto mettermi in proprio ma preferivo stargli dietro perché allenare è anche difficile e fare il vice alle volte è anche più rilassante.

Il suo era un calcio diverso.
Totalmente e lo rimpiango ancora tanto. Si giocava tutti alla stessa ora senza spezzatini, non c´era la pressione odierna di tv e sponsor, era un ambiente più artigianale e ruspante, onestamente era molto meglio. Ci si allenava tutti i giorni, ci si trovava tutti a cena coi compagni e le rispettive famiglie e soprattutto c´era più umanità anche nei rapporti coi tifosi e gli stessi compagni di squadra col compianto presidente Fico, grandissimo personaggio che purtroppo non è più tra noi. Non esistevano poi esclusive televisive, telefonini, parabole, internet e porcherie varie, si giocava per guadagnare sì ma erano compensi non eccelsi che però erano ottimi per una vita comunque dignitosa.

Guido Mazzetti, uomo d´altri tempi.
Un padre prima che un allenatore. Era un grande consigliere, aveva già oltre sessant´anni ed aveva qualche problema di salute ma era un uomo di valori veri. Ma erano proprio epoche totalmente opposte rispetto ad oggi, anche nei rapporti con le famiglie, c´era maggiore serietà. Arrivammo ad ottobre io, Spanio, Capra, Selvaggi ed Jacomuzzi, poi a fine stagione mi volle il Torino e mi riavvicinai a casa, ma non dimenticherò mai che quando tornai coi granata per una gara di coppa Italia fui applauditissimo dal pubblico ed abbracciato dalla dirigenza, gesti unici che non dimenticherò mai.

Coi granata uno scudetto ed un altro sfiorato con 50 punti.
Erano gli anni del duello con la Juventus e dei derby infuocati. Scucimmo il tricolore dalle maglie bianconere nella famosa partita contro il Cesena quando loro furono sconfitti a Perugia, poi l´anno dopo fecero un punto in più e se lo ripresero ma eravamo una squadra anche lì di uomini veri e d´acciaio. Ora che ricordo lavorai con Radice anche al Bari ad inizio anni Ottanta, retrocedemmo e fummo sfortunati.

Taranto stenta a risalire.
Non capisco perché una città dalle potenzialità enormi come questa non riesca a trovare continuità da quasi vent´anni. Già ai miei tempi la serie B era un peso enorme per i tifosi, figuriamoci ora la Prima Divisione. Ma purtroppo con la crisi e tante società cancellate è un disco rotto, la verità è che si è troppo giocato col fuoco ed anche qui in Brianza i problemi non sono mancati, lo stesso Monza è fallito anni fa e poi è stato rifondato con un nuovo assetto societario. Basti vedere poi il Torino, il mio primo grande amore per ovvie ragioni, che andò in A nel 2005 per poi ritrovarsi in B con la società fallita ed ora nuovamente in cadetteria con grosse difficoltà a risalire, questo è l´esempio di come ormai siamo allo sfascio completo collettivo. Oggi per andare avanti servono corposi investimenti, ai miei tempi si viveva con incassi al botteghino e pubblicità.

Oggi cosa fa?
Mi occupo di giovani calciatori qui a Roncello, cerco di trascorrere il mio tempo con questa scuola calcio che ho da anni. Ho lavorato per anni come osservatore per il Torino poi prima del fallimento di quasi sei anni fa lasciai per incomprensioni con l´allora dirigenza di Tilly Romero, dispiace perché ho il granata nel sangue, ma certa gente nel calcio è meglio che non ci sia, posso garantire che lavorare con degli incompetenti è una classica dei tempi attuali. Anni fa ricordo che segnalai un giovane di Manduria proprio al Taranto quando ero al mare da voi, ne parlai con Blasi ma poi non se ne fece nulla, ora non conosco l´attuale dirigenza, ma di certo lavorare senza direttori sportivi e generali per scelta presidenziale non mi sembra una cosa tanto logica.

Orfeo Pianelli, il suo Presidente.
Un padre prima di tutto. Un uomo vecchio stampo che purtroppo non è più tra noi da quasi cinque anni e che mi manca tantissimo. Fu uno dei primi ad introdurre la figura del direttore sportivo con Beppe Bonetto, dette un impulso manageriale al Torino che ancora oggi i tifosi più anziani rimpiangono tantissimo, penso che al calcio attuale servirebbe uno del suo calibro. Ma anche Fico aveva carattere, forse ci capiva poco di calcio, ma sapeva gestire bene le cose e pagava puntualmente.

Concludiamo, secondo lei è un calcio destinato al collasso?
Non prendiamoci in giro, ormai è un dato di fatto che le società hanno debiti a dismisura e problemi abnormi. Non mi diverto più, il calcio è ricco di cose assurde, partite combinate, scandali scommesse, intercettazioni telefoniche, credo che anche il tifoso più ingenuo lo capirebbe che non ci sono più i presupposti di una volta per tornare allo stadio. Doping medico, amministrativo, referti falsificati, io ho avuto al mio fianco Salvatore Garritano che soffre di una rara malattia, basti vedere quante morti sospette e casi riaperti, non aggiungo altro. Poi tessere del tifoso, trasferte interdette, tornelli, videosorveglianza, è un mondo che onestamente non amo più tenere in considerazione.

Fonte: GUGLIELMO DE FEIS -Taranto History

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