
Il Cassano rossoblù, anno 1981

Cassano in nazionale ... e conteso dalle grandi

Cassano all´Olimpico di Roma, è il 5° da sinistra
Da Cassano a Cassano. Non è un gioco di cognomi o un errore di battuta. E´ una felicissima combinazione di omonimia calcistica. E´ la storia che continua, dopo un salto di 19 anni. La storia di Nicola Cassano che passa la palla idealmente ad Antonio Cassano. E l´azione prosegue, esattamente dal punto in ui si era interrotta.
Una storia unita da un filo invisibile: Bari Vecchia, il talento, un gol memorabile, i titoli sui giornali come fossero pacche sulle spalle. "Io sono Nicola, quello che è venuto prima. Devo dire la verità: quando è esploso l´altro Cassano, ho ricevuo un sacco di telefonate. E´ tuo figlio? E´ tuo nipote? Io, all´epoca, neanche lo conoscevo".Nicola Cassano è sorpreso ...Devo parlare di me o dell´altro? Ho cambiato vita. Mi occupo di trasporti. Ho una piccola società: tre furgoncini per il trasporto leggero. Mi piace viaggiare. Mi rilassa. Su e giù per l´Italia, ingoiando chilometri. Vado dove mi porta il lavoro, anche all´estero: Germania, Francia, Belgio, Olanda. Il calcio mi manca. Non frequento lo stadio. Seguo le partite in tv. Ho smesso di giocare qualche anno fa.C´è una data nella carriera di Nicola Cassano che è come l´interruttore di un ricordo: 7 dicembre 1980, Taranto-Milan 3-0, Mutti-Cassano-Mutti ...Quel gol avrebbe potuto cambiarmi la vita. Un pò me la cambio´. Un gran gol, devo ammetterlo. Più bello di quello realizzato da Cassano all´Inter. Gori mi serve in verticale, parto e taglio il campo in progressione, punto deciso Baresi, lo finto una volta, due, tre, lo metto a sedere e tiro. Una botta terrificante che s´infila a mezz´altezza. In porta c´era Vettore. Lo stadio pieno, ventitremila spettatori: un boato che mi è rimasto dentro. Quel giorno sono diventato Cassano. Avevo 19 anni. Potevo sognare. Ma non lo feci. Ho trattato la celebrità come si merita: da impostore. Ero un bravo ragazzo e lo rimasi. La sera tornai a casa, a Bari Vecchia, quartiere San Nicola. Granita e pasticcini per gli amici. Fini lì. La serie A non aveva giocato. Alla Domenica Sportiva Pizzul fece il servizio sulla vittoria del Taranto. Ecco il raddoppio di Cassano, disse. Inutile ogni ommento, aggiunse. Una soddisfazione immensa.Quell´anno il Taranto retrocesse...Valcareggi mi chiamò nella nazionale under 21 di serie B. Poi mi feci male, uno strappo, tre mesi fermo. I destini sportivi a volte s´inventano una capriola. Il mio l´aveva appena fatta. Rimasi in C col Taranto. Bronzetti (attuale consulente per il mercato estero del Real Madrid n.d.r.) mi disse che potevo finire alla Lazio, ma che l´infortunio aveva raffreddato l´interessamento. Ero troppo giovane. Il Taranto si affidò a Carrano, col quale non legai. Non mi vedeva. A novembre arrivò una richiesta della Cavese, serie B. Non mi fecero andare. Fu un´annata balorda, piena di errori e di incomprensioni. A fine campionato mi cedettero al Prato in C2. Poi vennero l´Asti, tre stagioni, il Nola e l´Altamura, dove ho chiuso da libero. In B non ci ho più messo piede. Ma non ho rimpianti. Mi piaceva giocare la palla. Avevo polmoni e piedi. Un fantasista moderno, in anticipo sui tempi. Amavo partire da lontano e liberare la progressione. Promettevo, lo so. Nelle giovanili del Napoli ho fatto tutta la trafila. A Bologna, serie A, andai in panchina, avevo 16 anni. In quel Napoli giocavano Iuliano, La Palma, Massa, Esposito e Savoldi. Il calcio mi ha dato molto, non tutto. Ho una casa a Poggio Franco acquistata con i primi guadagni. Al Taranto perepivo poco meno di due milioni al mese (parliamo del 1980 n.d.r.). Oggi è un pò diverso. I soldi sono tanti e l´interesse ha ucciso i buoni sentimenti. Sento dire che nel calcio non c´è più amicizia. I miei amici più cari sono Padovano, Musella, Marino (ex allenatore del Taranto n.d.r.),
Celestini, Gregucci, Rambaudi, ragazzi incontrati sui campi. Cassano è bravissimo, l´ho visto in tv. Diventerà un campione. Ve lo dice Cassano, l´altro, quello che è venuto prima e che oggi guida felice il furgone, sprintando da un casello all´altro.Fonte:
LORENZO D´ALO´ - Gazzetta del Mezzogiorno