04 Settembre 2010
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GIORGIO NARDELLO: "Taranto, non ti scorderò mai"!

26-10-2009 - Interviste Storiche
Giorgio Nardello, capitano "storico" del Taranto


Un gol al Bari è sempre gradito, auspica Alè Taranto


Il Taranto 1974/75, Nardello è il terzo in piedi.
Sei stagioni in rossoblu, tutte di B, a cavallo tra il 1973 d il 1979, hanno contornato una carriera certamente buona nel suo ruolo di libero, iniziata con il Vicenza e terminata successivamente tra i dilettanti, a Malo, sempre nei dintorni berici. A ventisei anni l´esordio in A, in Milan-Lanerossi Vicenza 2-0, novembre 1972, con Gianni Seghedoni sulla panchina veneta. E poi sette presenze in massima serie. L´anno successivo la società veneta decise di cederlo, per scelta del nuovo tecnico Umberto Menti, ed eccolo approdare a Taranto su esplicita richiesta di Ivan Romanzini, suo concittadino, con cui era cresciuto dagli allievi alla prima squadra e sul quale il capitano rossoblu dell´epoca scommise ad occhi chiusi con il presidente Di Maggio.

Il tecnico Invernizzi non lo vide però di buon occhio: furono solo sei le presenze contabilizzate nel primo anno jonico. La stagione dopo, però, l´ingaggio di Guido Mazzetti come responsabile tecnico, cambiò le carte in tavola. E Giorgio Nardello, Cicciobello per i tifosi del Salinella, divenne titolare inamovibile e la conferma la raccattò poi con Fantini, Seghedoni, Rosati ed ancora il povero Mazzetti nell´anno del congedo da Taranto, sia suo che del presidente Giovanni Fico. Il suo successore, Donato Carelli, decise per il ripulisti generale, eccezion fatta per Caputi, Dradi e Petrovic. Ed il buon Giorgio ancora oggi non capisce il perché di quella scelta.

A 56 anni (al momento dell´intervista siamo nel 2002 n.d.r.) Nardello è un uomo iperattivo, che si divide tra il suo impiego di operaio in una fabbrica di caldaie nei pressi di Tiene (Vicenza), il campionato di calcio amatoriale con l´Arsiero (paese in cui vive con la famiglia a due passi dalla natia Velo d´Astico) ed il ruolo canoro degli Alpini. Ma con il calcio professionistico ha detto basta, dopo anni trascorsi a francobollare difensori avversari ed realizzare qualche rete di pregevole fattura.

Il contatto nasce quasi per caso, con lui che è sempre impegnato tra lavoro, partitelle e canzoni. Con la squisita cordialità di sempre, dice subito:
"Dammi del tu, siamo giovani e poi Taranto per me non è stata mica una parentesi ...

Giorgio, sei anni in rossoblu. Da giudicare come?
Bellissimi, senza ombra di dubbio. Poi a Taranto è nata anche mia figlia Valentina, precisamente a Grottaglie, per cui un po´ di pugliesità la sento dentro, eccome. Ho trascorso sei anni stupendi, anche mia moglie e mio figlio Luca che ha 29 anni sono stati benissimo. Ancora oggi ho amici che sento volentieri: alcuni di loro sono colleghi di lavoro in fabbrica. Ce ne sono di tarantini nel vicentino che incontro e saluto con piacere.

E la vicenda professionale?
La prima stagione giocai poco per incomprensioni con Invernizzi e chiudemmo quinti.Successivamente con l´arrivo di Fico cominciammo a stentare. Ma alla lunga disputammo dei bei campionati, tranne forse l´ultimo, che fu travagliato con la salvezza a Palermo raccolta all´ultima giornata.

Poi Nel luglio 1979 il neo-presidente Carelli optò per la cessione ...
Ancora oggi non so spiegarmene il perché. Eppure io ho sempre dato l´anima in campo, amavo ed amo ancora i colori rossoblu. Invece mi trovai il cartellino gratis datomi da Carelli e finii al Chieti in C/1 senza una ragione, non nego che ci rimasi malissimo. Purtroppo la gratitudine è un valore poco considerato. Ma non sono il tipo che porta rancore, anzi tifo Taranto sempre con amore.

Tanti compagni, Romanzini, Aristei, Cimenti, Fanti ed un certo Erasmo Iacovone...
Ogni anno formavamo bei gruppi, affiatati dentro e fuori dal campo, ci rispettavamo reciprocamente e poi uscivamo sempre con le famiglie, cosa che purtroppo oggi tra i calciatori avviene di rado.

Erasmo?
Per me era unico. Ricordo che quando venne ed esordì a Novara, il dottor Uzzi, che tra l´altro ha fatto nascere mia figlia in un ospedale efficientissimo come quello di Grottaglie e che saluto con affetto, ci disse che era stato un innesto troppo oneroso vista la statura non eccelsa. Io gli dissi, al contrario, che avrebbe fatto grandi cose. Il gol di testa che segnò a Sergio Buso dimostrò che ebbi ragine. Ed il dottore si legò da subito, dopo quella partita, ad Erasmo: come se fosse stato suo filio. Quando Iacovone morì in quel maledetto incidente stradale, io ci rimasi male per mesi. Portai la bara assieme ad altri compagni sotto la pioggia battente allo stadio e piansi a dirotto, perché avevo perso un amicone prima che un compagno di squadra. Sapere che gli avete dedicato un club a Pulsano, denota come lo amiate ancora oggi.

Tanti allenatori e due presidenti.
Ho avuto ottimi rapporti con tutti, forse con Mister Invernizzi un po´ meno, però era uno che intendeva il calcio in modo vincente. Venendo dall´Inter ed avendo vinto uno scudetto voleva importare la mentalità metropolitana anche a Taranto. Purtroppo con il dottor Di Maggio non si trovò a suo agio e litigarono al punto che il presidente disertò lo stadio. Però devo ammettere che il Mister avrebbe ottenuto anche la serie A, se quell´anno la società c´avesse creduto di più. Seghedoni lo ebbi a Vicenza, mi fece esordire in serie A e poi fu esonerato: in quel momento io finii fuori squadra. Quando lo ritrovai in rossoblu, mi confermò titolare fisso. Mentre Rosati all´inizio mi guardò con diffidenza. Ma alla fine tessemmo buoni rapporti. Tra i presidenti, ho conosciuto meglio degli altri Fico e devo ammettere che ha sbagliato solo nel non ingaggiare elementi di rango, badando al sodo e mantenendo il bilancio in attivo. Di sicuro era logico non spendere cifre folli, però i tifosi volevano lottare per il vertice e si poteva fare meglio, anche se il presidente quando ingaggiò Icovone sborsò parecchi soldi, questo per dire comunque quanto amasse la squadra nonostante di calcio non ci capisse un granchè.

Oggi il lavoro in fabbrica ed il calcio amatoriale, coma mai la rinuncia ad allenare od a diventare dirigente?
Il calcio attuale lo concepisco poco, girano troppi soldi e troppe chiacchiere, preferisco dedicarmi ad altro, alla famiglia ed a giocare nel campionato amatoriale ogni mercoledì.Tuttavia se c´è qualche bella partita vado a vederla, spesso osservo il Chievo, un esempio di calcio ruspante e genuino che andrebbe preso ad esempio da tutti.Il Vicenza invece, sembrerà strano, non lo seguo affatto. Fui scaricato dalla società della mia città di origine senza motivo, dopo anni di trafila tra giovanili e prima squadra. E devo esere onesto se ci sarà di nuovo una sfida con il Taranto, tiferò rossoblu. Avrei voluto prendere la pensione da calciatore, ma non avendo i contributi ho dovuto pensar ad una nuova attività lavorativa che oltretutto mi assorbe molto tempo.

La famiglia è stata davvero l´elemento trainante di una vita sul campo e fuori...
Non c´è dubbio che avere accanto la famiglia è sempre importante, poi i ragazzi sono cresciuti a Taranto, specialmente Luca. Mentre Valentina, che è nata da voi, è rimasta per poco: oggi sta per laurearsi in Economia e Commercio a Brescia, per cui posso davvero ritenermi soddisfatto di tutto. Ormai il calcio per me è solo divertimento ed anche a casa ne parliamo poco.

Il Taranto attuale è in lotta per la B. Ce la farà?
Mi auguro di cuore che si ottenga un´altra promozione, il pubblico meriterebbe addirittura la Coppa dei Campioni per il suo calore e la sua passione immensa. Ricordo sempre lo stadio pieno e l´incitamento dall´inizio alla fine. Le premesse ci sono tutte, vedo che la squadra va bene e leggo di uno stadio sempre pieno o quasi come ai miei tempi. Vi esorto solo a lottare ed a capire che i campionati si vincono con lavoro e pazienza. Serve poi la società organizzata, se non hai quella fai poca strada ed anche qui a Vicenza si sono vissuti problemi analoghi, per cui servono tanti fattori per vincere.

C´e ancora contatto con i vecchi compagni di allora?
Ogni tanto vedo Ivan Romanzini che abita ad una cinquantina di chilometri da me, quindi Capra che vive a Parma e che sono stato a trovare quando la Nazionale ha giocato ad ottobre per le qualificazioni mondiali. Spesso sento Listanti e Rondon, anche se con quest´ultimo non ho giocato assieme da voi. Con gli altri ho perso i contatti e sebbene ci fossero molti veneti non è stato facile sentirsi, una volta smesso di giocare.

Un augurio, per concludere.
Sappiate che da qui vi seguo sempre con affetto enorme, voglio rivedervi in B e spero quest´estate di tornarvi a trovarvi con la mia famiglia. Sarà difficile riconoscermi visto che non ho più i baffi da qualche anno. Comunque voglio rivedere qualche bella festa tutta di marca rossoblu ed il mare stupendo che è il perno della vostra città. Che sento sempre anche un po´ mia.

Fonte: GUGLIELMO DE FEIS, Taranto Ale´, marzo 2002
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