
Selvaggi punta Furino in un affollatissimo Iacovone

Così titolava Ale´ Taranto nel maggio del 1978

Anche Burian (Milan) aveva difficoltà a contenerlo
MAGGIO 1978 -
"Rispetto ai tempi della Roma è migliorato di molto". Ha detto di lui Niels Liedholm e Selvaggi ne ha gioito. L´etichetta che gli avevano appiccicato addosso proprio in seguito ad un giudizio del tecnico svedese, suo allenatore
("Selvaggi è un lusso che nessuna squadra si può permettere") costituiva per lui quasi una persecuzione. Era un giudizio che veniva richiamato costantemente e lo amareggiava. Liedholm ha persino smentito di essersi mai espresso in questi termini, ma il fatto assume scarso rilevo, tenuto conto di quanto egli ha detto dopo Taranto-Milan.
L´importante è - dice Selvaggi -
che abbia modificato opinione, che si sia reso conto che non sono più una foca ammaestrata con il pallone tra i piedi e che ho imparato a sacrificarmi. Gli anni non sono dunque passati invano per Franco Selvaggi. Ancora oggi non è certo un mostro di continuità né un campione di altruismo, ma bisogna riconoscere che da qualche tempo ha imboccato la strada giusta:
"Quando sarà capace di giocare 90 minuti sempre con la stessa lucidità e quando imparerà a controllare con maggiore attenzione le mosse del suo avversario, potrà definirsi un campione autentico. Ma già ora potrebbe tranquillamente figurare in serie A", sono le parole di Lieldhom che hanno fatto felice Selvaggi al termine della gara di Coppa.
Il vecchio maestro in un certo senso dimostrava di essersi ricreduto sul suo conto: era la rivincita nella quale Selvaggi aveva tanto sperato.
Leggermente più critico il giudizio di Trapattoni che pure riconosce i pregi del giocatore, anzi proprio perché lo considera particolarmente dotato finisce con l´essere severo:
Dice il Trap:
"Selvaggi tecnicamente non si discute, è un grosso giocatore, la sua classe è fuori discussione tanto è limpida, pura. Ma proprio per questo da uno come lui si deve chiedere di più. Intendiamoci, già fa molto, ma sarebbe un autentico fuoriclasse se riuscisse a liberarsi della mania di voler strafare. Dovrebbe tenere meno la palla, passarla prima. A volta scarta e riscarta l´avversario per il solo gusto di ridicolizzarlo per dimostrare la sua bravura, la sua abilità col pallone tra i piedi, ma questo va tutto a danno della squadra perché ne ritarda l´azione, impedisce di sfruttare situazioni favorevoli, consente agli avversari di chiudersi (quanto catastrofismo caro Trap, ndr).
Ripeto, cos´ì com´è, Selvaggi è un grosso giocatore, sarebbe un´autentica stella se mettesse le sue grosse qualità completamente al servizio della squadra." Negli anni a seguire, lontano da Taranto, Franco Selvaggi giocherà stabilmente in Serie A (Cagliari, Torino, Udinese ed Inter) diventando tatticamente più disciplinato tanto da approdare in Nazionale e diventare quattro anni dopo Campione del Mondo, ma lo "Spadino" quello più scapigliato, irriverente e sbarazzino ce lo siamo goduti noi, e credetemi, era un bello spettacolo lo stesso checché ne abbiano detto i due gloriosi Mister (
Marcello Dubla).
Fonte:
RINO DIBATTISTA - Ale´ Taranto